DA PLANPINCIEUX AL RIFUGIO BOCCALATTE PIOLTI

DA PLANPINCIEUX AL RIFUGIO BOCCALATTE PIOLTI

Da Planpincieux (1.593) al rifugio Boccalatte Piolti (2.804)

Come il rifugio Monzino, anche il Boccalatte Piolti è più un punto di partenza per grandi ascensioni alpinistiche che un punto di arrivo, tuttavia può stuzzicare anche l’appetito di escursionisti ben allenati. Arrivare al rifugio Boccalatte Piolti non è una passeggiata e l’escursione, impegnativa per il dislivello e la lunghezza, presenta alcune insidie; ad esempio l’attraversamento del tratto compreso tra le quote 2.600 e 2.700, che avviene sotto la lingua di sinistra, salendo, del ghiacciaio della Grandes Jorasses, è in un punto in cui, in alcuni momenti dell’anno, soprattutto a inizio estate (fine giugno) o in caso di forti precipitazioni, si potrebbero avere scaricare di pietre o neve. La parte iniziale, dopo il primo tratto di sentiero in mezzo al sottobosco, posta tra le quote 1.650 e 1.900 va affrontata al ritorno con attenzione. Non presentano insidie particolari invece la scala collocata a circa metà salita e il tratto con le grandi corde bianche fissate alla roccia nel tratto finale, che consentono di guadagnare rapidamente (e faticosamente) la quota del rifugio. Non si deve comunque fare con cattivo tempo o nebbia.

Il punto di partenza è la fermata dell’autobus collocata di fronte al grande parcheggio alla fine della frazione di Planpincieux.

Si seguono le indicazioni per il rifugio e, giunti dopo un paio di minuti ad una bellissima cappelletta, inizia il sentiero vero e proprio.

La prima parte del sentiero presenta una bella passeggiata tra prati e sottobosco:

Superato il tratto iniziale, che, ripetiamo, richiede attenzione in discesa nel tratto 1.650 – 1.900, si giunge, poco prima della metà del percorso, alla scaletta in ferro lunga circa 10 metri che permette di superare agevolmente una balza rocciosa.  L’escursione diventa ora più faticosa c’è da superare un lungo tratto tra rocce e morene e la pendenza aumenta.

Si arriva al tratto compreso tra quota 2.600 e 2.700; la foto è stata scattata a inizio luglio e, come si vede, la neve è ancora tanta; sarebbe più opportuno indossare il casco prima di affrontare questo pezzo.

Indipendentemente dalla presenza di neve o meno, questo tratto va affrontato il più velocemente possibile, per togliersi al più presto da sotto alla lingua del ghiacciaio.

Si arriva ora alla parte fisicamente più impegnativa, quella delle corde fisse. Qui il casco diventa obbligatorio e bisogna evitare di far cadere pietre.

Se affrontato a inizio stagione o nelle ore calde della giornata l’escursione in questo tratto diventa anche un sistema speditivo per abbinarla ad una indesiderata doccia “ristoratrice” ………..!!

 

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